Convivenze di fatto e prescrizione: cosa è cambiato dopo la sentenza n. 7/2026

Sempre più coppie in Italia scelgono di costruire una vita comune senza sposarsi. Condividono una casa, sostengono spese insieme, a volte si prestano somme di denaro o investono nei beni dell'altro. Eppure, per anni, chi viveva in una convivenza di fatto ha goduto di una tutela giuridica significativamente inferiore rispetto a chi aveva contratto matrimonio, anche in situazioni del tutto analoghe. Una di queste disparità riguardava un meccanismo apparentemente tecnico, ma con conseguenze molto concrete: la prescrizione.

Con la sentenza n. 7 del 23 gennaio 2026, la Corte Costituzionale ha colmato questa lacuna, cambiando le regole del gioco per milioni di persone.

Cos'è la prescrizione e perché conta per le coppie

Nella vita di tutti i giorni, chi vanta un credito nei confronti di qualcun altro ha un tempo limitato per farlo valere legalmente. Trascorso quel termine, il diritto si estingue: è questo il meccanismo della prescrizione, disciplinato dal codice civile. Per i crediti ordinari, il termine è generalmente di dieci anni.

Il problema nasce quando il creditore e il debitore sono partner. Pretendere che una persona, nel mezzo di una relazione affettiva, compia atti legali formali per non perdere il proprio diritto è evidentemente irragionevole. Per questa ragione, il codice civile prevede che tra marito e moglie la prescrizione non decorra durante il matrimonio: il tempo si ferma finché dura l'unione. Questa protezione, però, non era estesa alle coppie di fatto. Chi conviveva senza essere sposato si trovava in una situazione paradossale: il tempo continuava a scorrere anche mentre la relazione era in corso, e il diritto poteva estinguersi prima ancora che la coppia si separasse.

Il caso concreto sulle convivenze di fatto e prescrizione

A sollevare la questione è stato il Tribunale di Firenze, alle prese con una causa tutt'altro che astratta. Una donna aveva citato in giudizio il suo ex compagno per ottenere la restituzione di oltre 90.000 euro, prestati durante la convivenza per ristrutturare un immobile di proprietà esclusiva di lui.

Il problema era che, applicando le regole vigenti, il termine per agire era già scaduto. Se invece la sospensione della prescrizione fosse stata applicata anche alla convivenza di fatto, bloccando il decorso del tempo per tutta la durata della relazione, la donna avrebbe ancora potuto far valere il proprio credito. Il tribunale ha quindi sollevato questione di legittimità costituzionale, chiedendo alla Corte di pronunciarsi sulla compatibilità della norma con i principi fondamentali della Costituzione.

La decisione della Corte: una disparità non più giustificabile

La Corte Costituzionale ha dato ragione al tribunale fiorentino. La norma del codice civile che limitava la sospensione della prescrizione ai soli coniugi è stata dichiarata incostituzionale, per violazione degli artt. 2 e 3 della Costituzione, nella parte in cui escludeva i conviventi di fatto.

Il ragionamento della Corte è chiaro: la legge n. 76 del 2016, che disciplina le unioni civili e le convivenze di fatto, ha riconosciuto alle coppie non sposate una dignità giuridica propria, attribuendo loro diritti e doveri reciproci. In questo contesto, non ha più senso imporre a chi vive una convivenza stabile di scegliere tra la tutela del proprio diritto e la serenità del rapporto. La stessa logica che giustifica la sospensione della prescrizione tra coniugi vale anche per i conviventi di fatto, e negargliela costituisce una disparità di trattamento priva di giustificazione ragionevole. Sul piano tecnico si tratta di una pronuncia con effetti sistemici rilevanti, che incide sull'istituto generale della prescrizione e non su una norma marginale.

Convivenze di fatto e sospensione della prescrizione: chi può beneficiarne

Da gennaio 2026, anche per le coppie non sposate il decorso della prescrizione si sospende per tutta la durata della convivenza e riprende a decorrere soltanto dal momento in cui la relazione termina. La regola vale sia per le coppie eterosessuali sia per quelle dello stesso sesso, in coerenza con la definizione di convivenza di fatto contenuta nella legge n. 76 del 2016.

Un aspetto importante riguarda la prova della convivenza. Non è necessario aver registrato formalmente la coppia all'anagrafe per beneficiare della sospensione: è sufficiente dimostrare, anche successivamente, l'effettiva durata della convivenza stabile.

La registrazione anagrafica resta però lo strumento più agevole per farlo, perché fornisce una data certa di inizio e di fine del rapporto. In assenza di registrazione, occorre una prova rigorosa che consenta di ricostruire con precisione il periodo di convivenza, poiché è proprio quell'arco temporale a determinare per quanto tempo la prescrizione è rimasta sospesa.

Vale inoltre sottolineare che la sentenza produce effetti anche su situazioni del passato, nei casi in cui il termine di prescrizione non sia già definitivamente scaduto e non sia intervenuta una sentenza passata in giudicato.

Il limite delle obbligazioni naturali

La sentenza apre spazi di tutela importanti, ma non trasforma ogni contributo economico dato al partner in un credito esigibile. Esiste un limite preciso: per avere diritto alla restituzione, la somma versata non deve costituire una cosiddetta obbligazione naturale, ovvero una prestazione eseguita spontaneamente per adempiere a un dovere morale o di solidarietà familiare. I contributi ordinari alle spese di casa, i regali, il sostegno economico nelle piccole necessità quotidiane rientrano generalmente in questa categoria e non danno diritto a restituzione, indipendentemente dalla sospensione della prescrizione.

La distinzione tra un prestito vero e proprio e un contributo dettato dalla convivenza non è sempre immediata, e dipende dalle circostanze concrete di ciascuna situazione.

Cosa fare se ci sono crediti o richieste di restituzione tra conviventi

Se hai vissuto una convivenza di fatto e ritieni di vantare crediti nei confronti dell'ex partner, o se sei tu a essere chiamato a restituire somme ricevute durante la relazione, questa sentenza potrebbe cambiare in modo significativo la tua posizione. È il momento di valutare con attenzione le circostanze del caso, ricostruire la durata effettiva della convivenza e capire se e in quale misura i nuovi principi siano applicabili. Una consulenza legale tempestiva può fare la differenza tra un diritto ancora tutelabile e uno ormai perduto.

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